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Archive for ottobre 2010

Più volte abbiamo detto che l’uso degli integratori é giustificato solo nei casi in cui l’alimentazione sia monotona o comunque carente. In genere, prima di assumere una qualsiasi sostanza sarebbe bene chiedere il consiglio del medico che, anche per i prodotti da banco, può dare le giuste indicazioni, le dosi, gli eventuali divieti.

Come si legge nell’articolo, il prof. Silvio Garattini ribadisce che una dieta varia, ricca ed equilibrata come quella che possono permettersi quasi tutte le popolazioni occidentali, non dovrebbe richiedere alcuna integrazione. Noi aggiungiamo che spesso i benefici derivanti da un alimento non sono gli stessi che si ottengono assumendo alcune delle sostanze che, in quello stesso alimento, si sono rivelate come principi attivi capaci di dare effetti benefici. Questo perché la natura é più complessa di quanto non immaginiamo; sicché talvolta l’effetto terapeutico e preventivo viene dato, più che da una sola sostanza, dalla interazione tra questa ed altre che, presenti nello stesso alimento, magari non sono state ancora identificate.

Ne sono un esempio gli oli di pesce ed i singoli acidi grassi contenuti. Si é visto, infatti, che l’effetto benefico anticolesterolo cattivo (HDL-colesterolo) é maggiore laddove si consumi direttamente una buona quantità di pesce (magari azzurro), che non laddove si adottino integratori analoghi sotto forma di perle o capsule. Da non trascurare, poi, l’effetto collaterale rappresentato dal “profumo” di pesce, che queste preparazioni conferiscono alla epidermide di chi le assume (sic!).

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Ridare valorialità al cibo, recuperare la civiltà dell’alimentazione, attraverso l’economia, la storia, il processo educativo, riducendo il consumo e lo spreco, incentivando l’educazione al consumo; queste le indicazioni perché l’Italia torni ad essere il Paese del buongusto e della qualità.

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Spesso si sente dire che alcuni pesci più ricchi di grasso vanno evitati per ridurre l’apporto calorico giornaliero e la quota lipidica della nostra dieta. Niente di più sbagliato: i grassi del pesce contengono acidi grassi salutari che riducono il colesterolo cattivo e proteggono dalle malattie cardiovascolari, rendendoci più giovani e belli.

Eccovi un articolo che mette a fuoco le numerose qualità di questo alimento, ormai adottato per le sue virtù salutari dai divi di Holliwood, con interessanti link per approfondire l’argomento e preparare gustose ricette.

A questo punto, una raccomandazione: ricordate che non esiste un alimento tanto prezioso da essere assunto in quantità industriali in maniera monotona. Il segreto per la salute del corpo e dello spirito é una dieta varia, che contenga tutti gli alimenti nella giusta quantità.

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Come le abitudini di vita e l’ambiente in cui viviamo possono influire sul nostro peso e sulla nostra salute?

Un ricerca effettuata presso l’Univesrità Politecnica delle Marche va ad avvalorare quanto affermiamo sulla correlazione tra ambiente, stile di vita e salute.

Mantenendo le cavie da esperimento ad una temperatura inferiore a quella ambiente, si é visto infatti che il grasso bianco, fortemente incriminato nei casi di diabete, andava trasformandosi in grasso bruno, innocuo, anzi addirittura protettivo. Si é trovata dunque la panacea nei confronti di uno dei fattori di rischio maggiormente responsabili delle malattie cardiovascolari? Purtroppo no: come lascia intendere nel video il prof. Saverio Cinti, il cammino dalle scoperte alle terapie che ne possono trarre origine é lungo e tortuoso. Niente miracoli, quindi, ma tanta fiducia in un futuro migliore.

Nel frattempo una dieta equilibrata, una adeguata attività fisica e tanto buon senso potranno aiutarci a raggiungere o mantenere il nostro stato di salute 😉

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foto da www.mondodelgusto.it

Spesso vado ripetendo che i pigmenti di frutta e verdura svolgono un’azione antiossidante che permette di scongiurare l’invecchiamento cellulare e, in ultima analisi, il cancro. Intanto i ricercatori studiano sempre con maggior impegno le sostanze presenti nei vari alimenti, magari lasciandosi guidare dai risultati di indagini epidemiologiche capaci i rivelare la bontà (o la nocuità) di alcuni cibi.

Particolarmente interessante si é rivelata, negli ultimi tempi, la scoperta che “produttori e lavoratori impiegati in piantagioni di un tipo di ciliegia asprigna, coltivata nel Michigan, con un’alimentazione ricca di ciliegie e di prodotti derivati, sono soggetti ad attacchi di cuore e a malattie cardiovascolari con un’incidenza molto bassa rispetto alla media statunitense”. Le ricerche successive, sempre condotte dal Prof. Nair della Michigan University, hanno portato ad identificare negli antociani e nei composti da essi derivati tutti i vantaggi evidenziati nelle popolazioni prese in esame.

Ancora una volta, quindi, la natura si rivela madre, fornendo nelle giuste quantità sostanze protettive per la nostra salute.

In tutto questo, la cosa più interessante é che il prof. Nair, intende brevettare un farmaco ottenuto da ciò che resta dalla ciliegia una volta eliminati gli acidi e lo zucchero: si tratterebbe di una formulazione idonea a sostituire l’aspirina nella prevenzione dell’infarto, notizia di una certa rilevanza, se si pensa che le morti per infarto e le malattie cardiovascolari in genere costituiscono oggi una grossa fetta rispettivamente dei decessi e delle patologie rilevate nel nostro pianeta.

da http://www.facebook.com/topic.php?uid=118799831492254&topic=307

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Che figuraccia!!!

Quando non si lavora bene, si corre il rishio di perdere la faccia.

Sapete bene che una razionale organizzazione della cucina prevede percorsi puliuti e percorsi sporchi: ecco che cosa succede quando questo non viene rispettato:

(Clicca sull’immagine per leggere l’articolo.)

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(Clicca sull’immagine per accedere all’articolo)

Prendendo spunto dalla richiesta odierna di Davide, vi riporto il link ad un articolo che parla dell’acido lipoico, componente naturale dell’organismo, che può essere assunto, in alcuni casi, per ridurre il dolore provocato da eventi traumatici.

Quali sono i suoi effetti collaterali?

E le sue funzioni principali?

Gli studi sin qui effettuati dimostrano che ad una maggiore assunzione corrisponde un miglioramento della sintomatologia?

La molecola può interferire con l’azione di altri farmaci?

Rispondete alle domande di cui sopra.

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